Lo scopo di questo sito è analizzare ed esplorare l’ultimo libro del Prof. Bahram Elahi intitolato “I Fondamentali del Perfezionamento Spirituale: Guida pratica” (Mondadori, Milano 2021).
In questa Guida pratica, il Prof. Bahram Elahi esamina ciò che costituisce la natura profonda dell’essere umano, vale a dire la sua anima, ed espone in maniera esaustiva i principi necessari per acquisire quelli che definisce i “fondamentali del perfezionamento spirituale”. L’autore precisa che il modo corretto di affrontare l’opera è studiarla come un manuale. Raccomanda inoltre, prima di affrontarne il contenuto, di studiare attentamente le otto figure presentate all’interno del testo, al fine di familiarizzare con la rappresentazione dell’anima.
Il sito offre, pertanto, una serie di strumenti che consentono un esame più attento e approfondito del libro e delle figure che lo accompagnano:
- Video: una serie di video animati e commentati che descrivono ciascuna delle figure.
- Concetti chiave: un catalogo di concetti chiave riassunti sotto forma di domande e risposte.
- Figure interattive: che consentono di avere una visione più dettagliata dell’anima umana con le sue diverse componenti e potenze.
- Quiz quotidiano: una domanda quotidiana tratta dal testo per valutare la propria comprensione.
- Autovalutazione: una serie di cinque domande sulle diverse figure del libro.
“Per percorrere il ciclo dei fondamentali, abbiamo il dovere (l’obbligo) di cercare con sincerità e perseveranza la Sua guida, sempre presente sulla Terra, e di collegarci a lei. Collegandoci alla Sua guida, sapremo quale fine scegliere, verso quale direzione procedere, impareremo ciò che dobbiamo fare, come farlo, e ciò che non dobbiamo fare.”
Il ciclo dei fondamentali consiste essenzialmente nell’indirizzare correttamente la nostra fede (rivolgendola a un Dio vero), nello sviluppare sufficientemente la nostra ragione sana e nel perfezionare la nostra umanità.
“Il flusso divino è una corrente continua di Coscienza – della Sua coscienza – che emana dall’irradiamento dell’Uno. Impregnato del Suo pensiero, del Suo potere e della Sua volontà, avvolge ogni esistente e penetra ogni cosa.”
“Attraverso il flusso divino, l’Uno è coscientemente, e in modo continuo e simultaneo, in relazione diretta con ogni creatura dell’universo materiale e degli universi spirituali, e reciprocamente ognuna di queste creature, dalla più piccola alla più grande, si trova ad ogni istante – consciamente o inconsciamente – in relazione diretta con Lui.”
“[La Luce divina], assieme alle verità divine reali viventi e alle provviste spirituali, è uno dei principali nutrienti dell’anima. Questi nutrienti la fanno crescere, ovvero sviluppano la sua ragione sana.”
“Per sviluppare la nostra ragione sana, è necessario iniziare con il mettere assiduamente in pratica, e in vivo, i principi etici e divini giusti che fanno parte delle verità divine reali viventi. A mano a mano che la ragione sana si sviluppa, la fede o amore divino primario evolve e si trasforma in un amore divino razionale: l’amore di Verità – l’amore che deriva dalla ragione sana.”
“Il compimento del perfezionamento spirituale per gli esseri dotati di ragione e di libero arbitrio è dunque l’unico loro dovere essenziale. Coloro che, appoggiandosi sulla propria volontà e sui propri sforzi, sostenuti dall’energia metacausale dell’Uno, adempiono il loro dovere essenziale fino a completare la loro conoscenza della Verità, arrivano alla soglia della Perfezione. Ma varcare quella soglia e raggiungere la Perfezione dipende unicamente dalla volontà dell’Uno.”
Concetti chiave
Dato che siamo dotati di ragione e di libero arbitrio, fino a quando siamo responsabili del nostro destino?
Pertanto, finché l’uomo non ha raggiunto la Perfezione, a causa della sua ragione e del suo libero arbitrio, è lui stesso responsabile del suo destino, sia materiale che spirituale. (Cap. 17, pag. 194)
Quali doveri abbiamo in quanto esseri dotati di ragione e di libero arbitrio?
- […] Gli uomini, poiché sono dotati di ragione e di libero arbitrio, se vogliono beneficiare effettivamente dei loro diritti creazionali potenziali, devono imparare quali sono i doveri associati a quei diritti e come compierli in modo corretto. (Cap. 1, pag. 20)
- Così, per via della nostra ragione e del nostro libero arbitrio, finché siamo in questo mondo, abbiamo – in materia spirituale – un solo dovere essenziale, quello di impegnarci seriamente nel processo del nostro perfezionamento spirituale per acquisirne i fondamentali qui sulla Terra. (Cap. 10, pag. 97)
- […] A causa della nostra ragione e del nostro libero arbitrio, dovremo render conto nell’aldilà dei pensieri, delle parole e delle azioni che avremo avuto durante il nostro soggiorno sulla Terra e che saranno stati registrati in maniera vivente nella nostra anima. (Cap. 10, pagg. 98-99)
Quali saranno le conseguenze se non riconosciamo che il nostro libero arbitrio ha un ruolo determinante nel nostro destino?
Se l’uomo non si impregna dell’idea che fino a quando non ha raggiunto la soglia della Perfezione è il suo libero arbitrio ad avere un ruolo determinante nel suo destino (materiale e spirituale), la sua visione della vita e delle leggi spirituali che la regolano rimane falsata e lo trascina in un circolo vizioso di proteste e di interminabili obiezioni contro Dio – se ha fede –, oppure contro l’ordine delle cose. (Cap. 12, pag. 133)
In che misura l’uomo può intervenire sul proprio destino?
In realtà, la decisione appartiene all’uomo, ma soltanto fino a dove arriva il potere della sua ragione e del suo libero arbitrio; là dove il libero arbitrio è impotente, è Dio che decide. (Cap. 18, pag. 201)
Qual è la differenza tra la fede e l’amore di Verità?
La differenza tra l’amore divino primario (la fede) e l’amore di Verità è che il primo è solo un sentimento, un’intuizione generata dalla pulsione di adorazione, e quindi è soggetto a errore, mentre il secondo, poiché emana dalla ragione sana, si accompagna a un potere di discernimento della Verità e delle verità divine reali viventi. (Cap. 2, pag. 36)
Quali sono le tappe del perfezionamento della fede?
Le tappe del perfezionamento della fede sono la fede corretta (la fede in un Dio vero), la fede sincera, la fede integra e l’amore di Verità. (Cap. 2, pag. 34)
Quali sono gli effetti della fede in un Dio vero?
Quando è indirizzata correttamente (fede corretta) e sviluppata, la fede calma il cuore dell’uomo e genera in lui ottimismo e speranza. (Cap. 2, pag. 34)
Quali sono i quattro benefici di una fede sincera?
- La fede sincera nell’Uno o in un Dio vero, quale il Dio di una religione monoteista autentica, predispone questa membrana a lasciar passare l’energia delle anime o delle entità positive e a sbarrare la strada all’infiltrazione nell’inconscio spirituale dell’uomo dell’energia delle anime o delle entità negative. Più la fede in un Dio vero è sincera, più fa da barriera all’infiltrarsi dell’energia delle entità negative. (Cap. 9, pagg. 83-84)
- Finché la nostra fede in un Dio vero rimane sincera, il nostro sistema immunitario spirituale funziona correttamente e le entità negative saprofite rimangono inoffensive, ovvero non sono patogene per la nostra anima. In caso contrario esse diventano patogene per l’anima. (Cap. 12, pag. 128)
- Ma più la [fede dell’uomo] nell’Uno o nel Dio vero del proprio credo è sincera, più attira il Suo sguardo e più merita che la volontà dell’Uno intervenga nella sua vita e nel suo destino spirituale. (Cap. 12, pag. 133)
- La fede sincera nel Dio vero è essenziale, perché fornisce l’energia metacausale necessaria alla lotta contro l’io imperioso e alla formazione delle virtù divine. (Cap. 13, pag. 146)
Come possiamo indirizzare correttamente la nostra fede?
Facendo delle ricerche avanzate possiamo assicurarci che la nostra fede poggi realmente su un Dio vero, per esempio il Dio presentato da una delle religioni monoteiste autentiche (come il Dio di Abramo, il Dio di Zoroastro, l’entità che illuminò il Buddha storico, il Dio di Mosè, il Dio di Cristo e il Dio di Maometto); oppure che si rivolga direttamente all’Uno (Dio originario) o al Punto di Unicità. (Cap. 20, pag. 211)
Perché per la pratica dell’etica è necessario il sostegno della fede?
- Senza il sostegno della fede, la pratica dell’etica è zoppa. (Cap. 9, pag. 83)
- Tuttavia la morale da sola, senza la fede, la maggior parte delle volte fallisce di fronte alle forti tentazioni dell’io imperioso. (Cap. 15, pag. 175)
Qual è il ruolo della fede nel trasmutare un punto debole caratteriale in virtù divina?
Solo la fede sincera nell’Uno o nel Dio del proprio credo, se Egli è vero, fornisce l’energia metacausale indispensabile per trasmutare un punto debole caratteriale in virtù divina. (Cap. 14, pag. 163)
Nell’espressione “esercizio di attenzione-dialogo” qual è il significato di “attenzione” e di “dialogo”?
L’attenzione consiste nel penetrare mentalmente dentro di sé (nella bolla della propria anima) e concentrarsi sull’Uno, sia direttamente, sia indirettamente tramite il canale del Dio del proprio credo – a condizione che sia vero – o ancora attraverso il canale di una presenza portatrice di Essenza. Il dialogo consiste nel parlare intimamente all’Uno (Fonte di Verità) attraverso il flusso divino e nella lingua della guida interiore. (Cap. 12, pag. 118 e pag. 123)
Cita tre benefici della pratica dell’esercizio di attenzione-dialogo.
- Praticare quotidianamente l’esercizio di attenzione-dialogo, qualche minuto al giorno o anche di più […] favorisce lo sviluppo in sé dell’attenzione permanente. (Cap. 13, pag. 141)
- L’uomo può […] sviluppare una forma di riflesso difensivo che consiste nello sminuire automaticamente i pensieri negativi e nel respingerli. In questo lavoro, la fede sincera in un Dio vero e la frequentazione di persone moralmente positive sono di grande aiuto, come il fatto di dedicare qualche minuto al giorno o anche di più all’esercizio di attenzione-dialogo. (Cap. 9, pag. 83)
- Il carburante [nell’analogia della macchina] simboleggia la sostanza energetica metacausale che si ottiene mettendo in pratica in vivo le verità divine reali viventi e l’esercizio quotidiano di attenzione-dialogo. (Cap. 17, pag. 191)
Quali sono le condizioni da rispettare nel praticare l’esercizio di attenzione-dialogo?
- Essere sinceramente (dal fondo del cuore) alla ricerca della Verità, anche se la nostra sincerità è solo ragionata e autosuggestionata.
- Che il Dio, profeta o santo che si sceglie come Presenza e Punto di concentrazione per dialogare con l’Uno sia vero, vale a dire realmente portatore di Essenza, in modo da poter trasmettere e amplificare direttamente i nostri messaggi rivolti all’Uno.
- Che l’attitudine che adottiamo nei confronti della Presenza sia sincera e umile. Il flusso divino è presente in ogni cosa e l’avvolge, di modo che l’Uno vede e ascolta ciò che succede nel nostro cuore e nel nostro pensiero.
- Che ci sforziamo di purificare il più possibile la nostra intenzione dalle domande terrene-animali dell’ego – anche da quelle che assumono una forma falsamente “spirituale” – e che questa intenzione sia conforme alla voce della nostra coscienza e alla contentezza divina.
- Che ci sforziamo di sviluppare sufficientemente la nostra ragione sana per essere in grado di interpretare correttamente le Sue risposte. (Cap. 12, pagg. 127-131)
Quando si pratica l’esercizio di attenzione-dialogo, quali tipi di desideri sono considerati di natura terrena-animale?
Qualsiasi desiderio spirituale che non sia allineato alla contentezza divina viene calcolato come un desiderio dell’ego. (Cap. 12, pag. 129)
Cita due differenze tra attenzione perfetta e attenzione permanente.
- [L’attenzione permanente consiste nell’]abituarsi a tenere sempre a mente che il flusso divino – che è impregnato del Suo pensiero, del Suo potere e della Sua volontà – ci avvolge di continuo come l’aria che respiriamo. […][Trasformare la nostra attenzione permanente in] attenzione perfetta […] avere al contempo la nostra attenzione rivolta alle manovre, nocive all’anima, del nostro io imperioso. (Cap. 12, pag. 132)
- La sola attenzione permanente aumenta l’amore divino e genera un hâl di natura metacausale (non limbica). L’attenzione perfetta, oltre a generare un amore divino equilibrato, permette di sviluppare la nostra ragione sana e di farla avanzare più facilmente e più rapidamente verso la Perfezione. (Cap. 16, pag. 188)
Chi si avvicina concretamente a uno stato di attenzione permanente?
Colui che, nel corso delle sue attività quotidiane, cerca di ricordarsi il più sovente possibile dell’onnipresenza del flusso divino e si impone di avere un comportamento in sintonia con la voce della propria coscienza e la contentezza divina. (Cap. 17, pag. 192)
È necessario trasformare la nostra attenzione permanente in attenzione perfetta?
[…] coloro che si impegnano nel loro perfezionamento spirituale devono necessariamente trasformare la loro attenzione permanente in attenzione perfetta. Infatti, più rapidamente faranno la diagnosi di una manifestazione dell’io imperioso dentro di sé, più facilmente lo potranno neutralizzare e più rapidamente potranno sviluppare la loro ragione sana e avanzare verso la Perfezione. (Cap. 16, pag. 189)
Cita due effetti positivi dell’attenzione permanente.
- L’attenzione permanente mantiene l’anima, e con questa la fede, sveglie e attive. (Cap. 17, pag. 195)
- Lo stato di attenzione permanente ci permette di assorbire la Sua Luce, quotidianamente e a dosi fisiologiche, senza che quel dosaggio di Luce ci immerga in stati di coscienza modificata o alterata. (Cap. 20, pag. 212)
Quali sono le conseguenze della mancanza di una corretta educazione del pensiero?
Se non riceviamo una corretta educazione del pensiero, non svilupperemo la nostra ragione sana e quindi non rafforzeremo la nostra guida interiore. Di conseguenza, cadremo automaticamente sotto il giogo dei pensieri terreni-animali dell’ego, e in questo modo i nostri pensieri saranno saturi di io imperioso, cosa che per la quasi-totalità di noi è già così. (Cap. 14, pag. 154)
Qual è lo scopo di una corretta educazione del pensiero?
La corretta educazione del pensiero ha il solo scopo di condurre l’uomo alla conoscenza di sé (conoscenza della scintilla divina nella sua anima, fig. 6), e da lì alla Perfezione. (Cap. 5, pag. 56)
Quali sono le condizioni di una corretta educazione del pensiero?
Le condizioni di una corretta educazione del nostro pensiero sono le seguenti: 1) essere sinceramente alla ricerca della Verità ed esserci fissati come nostro Fine ultimo la Perfezione; 2) meditare su di noi fino a essere consapevoli e ammettere che siamo nell’amnesia spirituale; 3) che la nostra pratica sia in vivo; 4) adottare dei comportamenti giusti nella pratica e non solo a parole; 5) essere pazienti. (Cap. 15, pag. 171)
Quali sono le materie di studio di una corretta educazione del pensiero?
[La Sua guida ha] il dovere di dispensare una corretta educazione del pensiero le cui materie di studio sono le verità divine reali viventi. (Cap. 18, pag. 202)
Che cosa vuol dire essere sinceri con Lui?
È sincero chi, volendo dal profondo del cuore avvicinarsi a Lui, agisce nei Suoi confronti con rettitudine e onestà, fedeltà (lealtà) e devozione, e si sforza di preferire la contentezza divina alla contentezza del proprio ego, arrivando a imporselo quando è necessario. (Cap. 1, pag. 31)
Che effetto ha sull’anima la mancanza di sincerità?
La mancanza di sincerità nei confronti del Divino, che rende l’anima zoppa. (Cap. 13, pag. 145)
Qual è il beneficio di ricercare sinceramente la Verità?
Qualsiasi uomo, qualunque sia il suo credo e ovunque viva, se è sinceramente alla ricerca della Verità, vedrà il suo pensiero collegato alla Sua guida e verrà guidato verso la Fonte di Verità, consciamente o inconsciamente. In quest’ultimo caso, la Fonte gli ispirerà i comportamenti corretti, in modo che si ritrovi naturalmente attirato dalla Verità. La condizione necessaria per essere guidati è di essere sinceramente alla ricerca della Verità: secondo il principio del legame, se una persona è sinceramente alla ricerca della Verità, il Creatore non la lascerà errare o diventare preda dei ciarlatani e/o di chi è spiritualmente ingannato; la collegherà infine alla Sua guida. (Cap. 3, pagg. 49-50)
Qual è l’effetto della sincerità nella nostra relazione con l’Uno?
La sincerità fa sì che l’Uno, in virtù del principio di eccezione, ci protegga maggiormente nella nostra vita: perdona maggiormente le nostre colpe, corregge di più i nostri errori e impregna ancora di più la nostra vita dei Suoi benefici. (Cap. 1, pagg. 30-31)
Perché Ostad ha elaborato e raccomandato la nuova medicina dell’anima?
Dall’insegnamento di Ostad emerge che la spiritualità tradizionale (che fa riferimento al processo sensoriale), anche se all’inizio è più attraente, è densa di pericoli e di deviazioni, non è adatta alla situazione degli uomini di oggi e del futuro e può anche essere pregiudizievole per l’anima. Questo è il motivo per cui Ostad, dopo aver lui stesso sperimentato fino in fondo la spiritualità tradizionale, ha stabilito e preconizzato il processo razionale che ha chiamato la “nuova medicina dell’anima”. Questo processo predilige lo sviluppo della ragione sana e dell’amore di Verità e, seppure emotivamente meno attraente del processo sensoriale, almeno all’inizio, permette di condurre l’uomo in modo più certo, più naturale e meno pericoloso verso la Perfezione. (Cap. 2, pag. 37)
Nella nuova medicina dell’anima, a cosa possono essere paragonati il dottorato e il professorato?
Ostad ha instaurato un perfezionamento spirituale che si attua attraverso una corretta educazione del pensiero. Egli considerava questo perfezionamento spirituale come la nuova medicina dell’anima, ecco perché paragonava la conoscenza di sé a un dottorato e la Perfezione a un professorato. (Prologo, pag. 12)
Come possiamo acquisire la scienza della nuova medicina dell’anima?
La nuova medicina dell’anima è una scienza che si acquisisce grazie alla messa in pratica in vivo delle verità divine reali viventi dispensate dalla Sua guida. (Cap. 13, pag. 135)
Perché la nuova medicina dell’anima bandisce l’ascetismo e la mortificazione del corpo-es?
[F]inché l’uomo non ha raggiunto la tappa dell’amore perfetto, la sua anima non è totalmente liberata dalla responsabilità nei confronti del suo corpo fisico e del suo es (il suo corpo-es); quindi non è libero di decidere, di sua spontanea volontà, di mettere in pericolo la propria salute o la propria vita, per esempio di sacrificare la propria vita, neanche per un fine superiore. È per questo peraltro che la nuova medicina dell’anima bandisce la ricerca di qualsiasi tipo di ascetismo, di mortificazione del corpo-es e del martirio. (Cap. 13, pag. 151)
Che cosa fa apparire in noi l’amore di Verità?
Quando sviluppiamo sufficientemente la nostra ragione sana, un amore razionale durevole per la Verità (amore di Verità) appare in noi. (Cap. 15, pag. 176)
Come funziona il circolo virtuoso tra l’amore di Verità e lo sviluppo della ragione sana?
Più la ragione sana si sviluppa, più l’amore di Verità si rafforza, e più l’amore di Verità si rafforza, più questo fa sviluppare la ragione sana. (Cap. 2, pag. 35)
Quali effetti produce in noi l’amore di Verità? Citane almeno tre.
- [N]essun amore tocca l’uomo più profondamente e durevolmente dell’amore di Verità. (Cap. 2, pag. 39)
- A mano a mano che l’amore di Verità (l’amore che deriva dalla ragione sana) si fortifica, la pressione esercitata sulla psiche dai problemi e dalle preoccupazioni di ordine materiale si attenua, il sentimento di pace e di libertà interiori aumenta, [il cuore si intenerisce] e nei confronti degli altri appare un sentimento di empatia e di compassione. (Cap. 2, pag. 36)
- Per effetto di questo amore ci attaccheremo naturalmente alla Verità e alle verità divine reali viventi, e la pazienza e la motivazione necessarie per percorrere il resto del tragitto ci verranno spontaneamente. (Cap. 17, pag. 195)
- Più questo amore di Verità si fortificherà, più gli amori mistici limbici impallidiranno ai suoi occhi. (Cap. 2, pag. 38)
Come possiamo distinguere che genere di amore ci anima?
Per distinguere che genere di amore ci anima, dobbiamo riflettere un poco su noi stessi e analizzare la nostra psiche (autoanalizzarci) per identificare dentro di noi l’impronta dei desideri mascherati dell’ego, vale a dire dei desideri che si esprimono sotto la copertura di una giustificazione spirituale ma che di fatto derivano dalla libido e dalla volontà di potenza. (Cap. 2, pag. 38)
Quali sono le tappe del perfezionamento della nostra ragione?
Il perfezionamento della ragione segue tre tappe: la ragione comune, la ragione sana e la ragione divina. (Prologo, pag. 9)
Qual è la funzione della ragione?
La ragione è nell’uomo la facoltà intellettuale che gli permette di comprendere e di discernere: gli fa capire i rapporti di causa-effetto, gli permette di distinguere il vero dal falso, l’utile dal nocivo, il bene dal male, eccetera. (Cap. 2, pag. 34)
Perché le verità divine reali viventi sviluppano la nostra ragione sana?
Le verità divine reali viventi, dal momento che hanno in sé l’effetto divino, sviluppano la ragione sana. (Cap. 3, pag. 50)
In quale spazio mentale appare e si sviluppa la ragione?
[…]La ragione e il pragmatismo [appaiono e si sviluppano] nello spazio mentale pragmatico. (Cap. 7, pag. 63)
La ragione comune e la ragione sana si sviluppano spontaneamente?
Ogni uomo, così come sviluppa la sua ragione comune grazie ai suoi studi e alle sue esperienze, ha il dovere di far germinare, grazie a una corretta educazione del pensiero, il seme della ragione sana che è depositato nella sua ragione comune e di svilupparlo sufficientemente per poter cogliere anche la dimensione spirituale delle cose. Non deve aspettarsi che la ragione sana si sviluppi spontaneamente: se non fa nulla, questa non si svilupperà, sta a lui svilupparla. (Cap. 2, pag. 35)
In che modo lo sviluppo della nostra ragione comune può giovare allo sviluppo della nostra ragione sana?
[U]n intelletto esercitato, con una ragione comune dotata di un livello di comprensione elevato, costituisce un terreno più favorevole allo sviluppo della ragione sana, a condizione tuttavia che ci si interessi alle verità divine reali viventi. Infatti, la ragione sana non è altro che una forma più matura della ragione comune, una ragione bidimensionale che comprende correttamente non solo la dimensione materiale della vita ma anche la sua dimensione spirituale. (Cap. 9, pag. 85)
Fino a che tappa del perfezionamento abbiamo bisogno delle direttive e dell’aiuto della nostra ragione sana?
Finché l’uomo non è arrivato alla Perfezione, ha bisogno delle direttive e dell’aiuto continuo di una forte ragione sana. (Cap. 14, pag. 162)
Nell’anima, qual è il luogo di espressione privilegiato della nostra ragione sana?
La guida interiore (io cosciente profondo) […] è il luogo di espressione privilegiato della ragione sana e delle quattro coscienze del super-io: la coscienza che biasima (coscienza morale), la coscienza che ispira, la coscienza che certifica e il super-es. (Cap. 9, pag. 81)
Che cos’è il circolo virtuoso della Conoscenza?
Esiste un circolo virtuoso tra lo sviluppo del metacervello e lo sviluppo della ragione sana, che si potrebbe definire il circolo virtuoso della Conoscenza: più la ragione sana si sviluppa – grazie alla pratica in vivo delle verità divine reali viventi – meglio si struttura il metacervello; di conseguenza, meglio il metacervello è strutturato, più esso fa sviluppare la ragione sana. (Cap. 9, pag. 85)
Che impatto ha lo sviluppo della nostra ragione sana sulla qualità della nostra vita nell’aldilà?
- La nostra comprensione delle cose, lì, [nell’aldilà] dipende dal livello di sviluppo raggiunto dalla nostra ragione sana[…]. (Cap. 10, pag. 100)
- Più la nostra ragione sana e quindi il nostro metacervello sono sviluppati, più siamo coscienti, più conosciamo, più siamo potenti, nobili e luminosi, e più siamo posizionati a un livello elevato nella scala delle creature, vale a dire, più vicini alla Fonte; saremo così più rispettati e il nostro potere di volontà e la nostra libertà di azione saranno maggiori. (Cap. 9, pag. 87)
Qual è il rapporto tra la responsabilità spirituale e il grado di sviluppo della sua ragione sana?
Più la persona ha una ragione sana sviluppata, maggiore è la sua responsabilità spirituale. (Cap. 11, pag. 107)
In che modo lo sviluppo della ragione sana ci aiuta nella lotta contro l’io imperioso?
Grazie a questa ragione sana più sviluppata, diagnosticheremo meglio le manifestazioni del nostro io imperioso e impareremo come scacciarle dalla nostra mente e neutralizzarle. (Cap. 15, pag. 176)
In che modo lo sviluppo della ragione sana influenza la qualità del nostro esercizio di attenzione-dialogo?
Più la ragione sana si sviluppa, più le risposte sono chiare e affidabili: è così che ciò che agli inizi era solo un monologo si trasforma in dialogo. (Cap. 12, pag. 131)
Come possiamo completare il ciclo dei fondamentali del nostro processo di perfezionamento spirituale?
Nel corso di questo ciclo, l’uomo deve prima indirizzare correttamente la propria fede, cioè fare delle ricerche serie per assicurarsi che la sua fede poggi realmente su un Dio vero; poi, facendo leva sulla motivazione prodotta da una tale fede (fede giusta), deve mettere in pratica, in modalità in vivo, le verità divine reali viventi dispensate dalla Sua guida, al fine di sviluppare a sufficienza la sua ragione sana; infine, con l’aiuto di una fede giusta e della ragione sana, deve perfezionare la sua umanità. (Cap. 13, pag. 139)
Quali pratiche è consigliabile adottare, durante le normali attività quotidiane, per penetrare progressivamente nel nostro inconscio psichico?
- Coltivare in se stessi l’attenzione permanente finché si fissi nel nostro preconscio e diventi una seconda natura.
- Praticare quotidianamente l’esercizio di attenzione-dialogo, qualche minuto al giorno o anche di più; anche questo favorisce lo sviluppo in sé dell’attenzione permanente.
- Imporsi la pratica dei principi etici e divini giusti – in particolare l’altruismo e l’empatia – in ogni circostanza, adottando un comportamento in sintonia con la voce della coscienza e la contentezza divina; questa pratica, oltre a sviluppare l’attenzione permanente, permette di perfezionare la propria umanità.
- Lottare senza tregua contro il proprio io imperioso, questo anti-io che è il nemico più pernicioso e più nocivo dell’anima umana (dell’io reale). Questa lotta richiede in particolare di domare e controllare progressivamente i propri punti deboli o difetti caratteriali d’ordine etico e divino, la cui attività produce l’io imperioso. (Cap. 13, pagg. 141-142)
Come dobbiamo prospettarci il nostro perfezionamento spirituale dopo aver completato il ciclo dei fondamentali?
Una volta che quaggiù avremo acquisito i fondamentali, otterremo l’accettabilità per poter rimanere nell’intermondo del pianeta Terra – un mondo migliore, superiore sotto tutti i punti di vista al mondo terreno –, in modo da percorrervi, eventualmente fino al suo termine, il ciclo superiore del nostro perfezionamento spirituale e raggiungere la Perfezione. (Cap. 15, pag. 185)
Perché la vita in questo mondo terreno è necessaria e preziosa dal punto di vista spirituale?
La vita in questo mondo terreno ha dunque per noi un grande valore spirituale, perché in genere è solo sulla Terra che possiamo acquisire i fondamentali del nostro perfezionamento spirituale. (Cap. 19, pag. 208)
La psiche umana è equivalente all’anima umana?
Secondo Freud e la maggior parte delle teorie psicoanalitiche, l’anima umana si riduce alla psiche e si modella a contatto con l’ambiente. Contrariamente a ciò che si crede comunemente, nell’essere umano la psiche non equivale all’anima, ma ne è solo una componente[…]. Essa è un piccolo spazio mentale che garantisce il legame cervello-anima. (Cap. 9, pag. 79; Cap. 8, pag. 71; Cap. 11, pag. 104)
Quali facoltà o attributi dell’uomo hanno la loro origine nell’anima umana?
L’anima umana propriamente detta è come un’entità di coscienza strutturata e dotata di ragione[…]. Essa è fonte di vita, di coscienza, di pensiero, di ragione, di volontà, di senso morale, di fede. (Prologo, pag. 15)
Qual è la natura dell’anima umana?
La totalità dell’anima umana è coscienza […]. (Cap. 8, pag. 72)
A cosa può essere paragonata la presenza dell’anima umana nel corpo?
L’anima umana nel corpo umano è come una batteria in un robot umanoide. Se si toglie la batteria o se si taglia la sua connessione al robot, questo perde le sue funzioni, è ‘morto’. Allo stesso modo se l’anima lascia il corpo e se il suo legame con il corpo è rescisso, la morte sopravviene realmente, perché il corpo e il cervello non ricevono più la corrente ‘elettromagnetica’ dell’anima. (Cap. 9, pag. 79)
Quali sono i principali nutrienti per l’anima e come si possono acquisire?
- [La Luce divina], assieme alle verità divine reali viventi e alle provviste spirituali, è uno dei principali nutrienti dell’anima. Questi nutrienti la fanno crescere, ovvero sviluppano la sua ragione sana. (Cap. 1, pagg. 21-22)
- La Luce divina la si può assorbire grazie all’attenzione al Divino (attenzione permanente). (Cap. 3, pag. 44)
- [Le] verità divine reali viventi, devono essere messe in pratica in vivo per essere assimilate nell’anima, per svilupparla e trasformarla in Verità […]. (Cap. 7, pag. 68)
- Le provviste spirituali si ottengono con le nostre buone azioni, in particolare con atti altruistici e devozionali disinteressati. (Cap. 3, pag. 44)
Quando un’anima può essere considerata “morta”?
La nostra anima, il nostro io, non muore mai ma può indebolirsi, diventare pigra o addirittura regredire. Di una persona che si disinteressa totalmente dell’etica e della spiritualità, e non agisce in alcun modo in questi ambiti, si può dire che la sua anima è morta. (Cap. 3, pag. 42)
Quanto è grande la capacità di comprensione dell’anima umana?
La capacità di comprensione dell’anima umana è eccezionale; essa è tale che, quando l’uomo raggiunge la Perfezione, conosce de visu le verità dei due mondi, nella misura della sua capacità. Ma, malgrado questa capacità di comprensione quasi infinita, fino a che siamo in questo mondo, prigionieri del nostro corpo biologico, beneficiamo soltanto del campo di coscienza ristretto del nostro io ridotto. (Cap. 10, pag. 90)
Qual è la differenza tra “l’anima celeste propria dell’essere umano” e “l’anima umana propriamente detta”?
La prima volta che un’anima celeste propria all’essere umano ‘entra’ nel corpo di un neonato (con la sua prima inspirazione) e che dissolve in sé le proprietà quintessenziali dell’anima terrena del neonato [l]’anima celeste propria all’essere umano, che è unidimensionale, si trasforma allora definitivamente in un’anima umana propriamente detta, che è bidimensionale e diventa funzionale. (Cap. 11, pag. 113)
Una volta che l’anima celeste propria dell’essere umano assume lo stato psichico, quali cambiamenti appaiono al suo interno?
- [L]e facoltà sensoriali della vista, dell’udito, eccetera si attualizzano in lei.
- Può prendere un corpo sottile e rendersi così visibile.
- La sua intelligenza celeste diventa bidimensionale e forma la ragione (ragione comune), il che la rende capace di distinguere i contrari nonché ciò che è utile o pregiudizievole.
- Con la ragione appaiono in lei il sentimento dell’io e degli altri, nonché l’egoità egoista e il conflitto interiore. (Cap. 11, pag. 114)
Quali sono alcuni esempi di come l’anima si può ammalare o essere avvelenata?
- [La lotta contro l’io imperioso] deve essere condotta senza tregua, perché il nostro io imperioso insuffla in continuazione dei “gas” spiritualmente tossici nei “polmoni” della nostra anima. Se non sono rigettati o neutralizzati dal nostro pensiero, quei gas avvelenano progressivamente la nostra psiche e, da lì, la nostra anima, e possono finire per falsare il nostro giudizio. (Cap. 14, pag. 157)
- La pratica di una verità morta non fa altro che coltivare l’orgoglio[…] Se quella verità trae origine dal pensiero di uomini velenosi avrà un effetto tossico sull’anima: l’avvelenerà e creerà in essa una disfunzione. (Cap. 3, pag. 45)
- [Poiché] le presenze di questo tipo, che si possono qualificare come frutto di proselitismo, sempre sostenute da vicino dalle loro alleate, le entità negative, scatenano a volte in abbondanza degli stati di hâl o ‘estasi mistiche limbiche’ in chi ha fede in loro. Questi stati di hâl sono sempre fortemente impregnati di orgoglio e di megalomania, di volontà di potenza e di libido; coloro che li provano vedranno il loro ego infiammarsi e si sentiranno molto lusingati e molto soddisfatti di se stessi, senza rendersi conto che stanno avvelenando e alterando profondamente la loro anima. (Cap. 12, pag. 128)
- I [nostri] punti deboli caratteriali d’ordine etico e divino, se sono abbandonati a loro stessi e non vengono curati (non vengono controllati), sono patogeni per l’anima e la rendono debole e incapace: debole nel senso che l’individuo non ha né la motivazione né la volontà sufficienti per occuparsi del proprio destino spirituale; incapace nel senso che, anche se segue la spiritualità, non può lottare attivamente contro i propri punti deboli o difetti caratteriali d’ordine etico o divino, né contro le azioni del proprio io imperioso che ne derivano. (Cap. 13, pag. 138)
- Ci sono molti gruppi di anime o di entità spirituali diverse dalle anime umane. Tra queste entità, alcune, per creazione, hanno una natura incompatibile con quella dell’anima umana e possono addirittura esserle ostili e nocive (patogene) .[…] Se l’uomo stabilisce questo contatto[con le anime] diretto in questo mondo, entrerà in stati di coscienza modificata (alterata), che turberanno la sua ragione e rischieranno addirittura, se è psicologicamente fragile, di portarlo a varie psicosi. (Prologo, pag. 12)
Quali sono i segni di un’anima avvelenata?
- Quando l’anima di una persona è intossicata, questa arriva a negare totalmente il Divino, l’anima e l’altro mondo. Se malgrado tutto conserva la sua fede in Dio, non è più motivata ad agire in modo etico e divino giusto, o ancor più grave, viene colpita dalla ‘visione spirituale capovolta’: è attratta dai falsi discorsi divini e dalle spiritualità deviate. (Cap. 12, pagg. 132-133)
- Uno dei segni principali dell’avvelenamento dell’anima è che la persona non è più motivata alla pratica della spiritualità vera e dell’etica giusta. Inoltre, ha una percezione capovolta della Verità e delle verità divine reali viventi: prende le verità reali per contro-verità e le contro-verità per verità reali. Per esempio, ammirerà i discorsi e gli scritti demagogici dei mercanti e dei truffatori religiosi e spirituali, mentre le parole e gli scritti degli uomini divini autentici provocheranno automaticamente in lei denigrazione e critica. In genere, non crede in Dio e nell’aldilà; e se crede in Dio, si tratterà di un dio-robot programmato secondo i desideri e i pensieri del suo ego e di chi la pensa come lei. (Cap. 14, pag. 157)
Che cosa distingue l’essere umano dall’animale-umano?
È così che si distingue l’umano nel vero senso della parola (in persiano ensân) dall’animale-umano (bashar). Il primo cerca di pensare e di agire in base alla voce della sua coscienza e il secondo agisce in base ai desideri del suo ego egoista. (Cap. 4, pag. 53)
Come possiamo perfezionare la nostra umanità?
- […] [B]isogna iniziare trasformando la propria attenzione permanente in attenzione perfetta, vale a dire che, pur avendo la propria attenzione rivolta verso il Divino, sorvegliamo con attenzione le manovre del nostro io imperioso in modo da impedirgli di nuocere alla nostra anima. Poi, bisogna sforzarsi, nel corso della propria vita quotidiana e a contatto con gli altri, di mettersi al loro posto, di fare per loro il bene che si vuole e si fa per sé e, nella misura del possibile, di allontanare da loro il male che non si vuole per sé e dal quale tentiamo di preservarci. (Cap. 20, pagg. 212-213)
- Se vogliamo perfezionare la nostra umanità, è imperativo mettere in pratica l’etica in vivo, e questo in qualsiasi circostanza, sia se siamo soli sia se gli altri ci guardano. (Cap. 4, pag. 53)
- (Per perfezionare la nostra umanità) dobbiamo dissotterrare progressivamente la nostra umanità sepolta sotto spessi strati di animalità; in altri termini, pulire progressivamente la nostra psiche dalle sue tendenze animali egoiste e aggressive e sostituirle con delle tendenze umane altruiste. (Cap. 15, pag. 185)
- Imporsi la pratica dei principi etici e divini giusti – in particolare l’altruismo e l’empatia – in ogni circostanza, adottando un comportamento in sintonia con la voce della coscienza e la contentezza divina; questa pratica, oltre a sviluppare l’attenzione permanente, permette di perfezionare la propria umanità. (Cap. 13, pag. 141)
Su quali facoltà possiamo fare leva per perfezionare la nostra umanità?
In pratica, è con l’aiuto di una fede giusta e di una ragione sana sufficientemente sviluppata che si può perfezionare la propria umanità e in tal modo percorrere in questo mondo il ciclo dei fondamentali del perfezionamento spirituale. (Cap. 20, pag. 213)
Per evitare di commettere atti contrari alla nostra umanità, come possiamo autosuggestionarci?
Coloro che nella propria vita avvertono veramente la dignità della propria anima, o perlomeno si autosuggestionano in tal senso, evitano naturalmente di commettere degli atti non degni della persona umana. (Cap. 8, pag. 75)
Dove si trova l’intermondo del pianeta Terra?
L’intermondo è un mondo spirituale transitorio situato in continuità con la vita terrena, ma in una dimensione superiore. (Cap. 1, pag. 19)
Dopo la morte del corpo biologico, quale gruppo di anime non si sentirà sperduto alla frontiera dell’intermondo?
Dopo la morte del corpo biologico, quanti nella loro vita sulla Terra saranno stati legati alla catena di guida divina (a una religione monoteista autentica) e/o alla Sua guida si troveranno anch’essi alla frontiera dell’altro mondo (l’intermondo del pianeta Terra), ma a differenza degli altri non si sentiranno sperduti… (Cap. 1, pag. 27)
Quali sono le cose migliori che possiamo portare con noi nell’intermondo?
Le cose migliori che gli uomini possono portar via con loro nell’intermondo sono la fede sincera in un Dio vero (la fede corretta) e il beneficio dei loro atti sinceramente altruistici. (Cap. 10, pag. 102)
Da quali fattori dipende la qualità della nostra vita nell’aldilà?
1) Dalla quantità di Luce divina che avremo assorbito durante il nostro soggiorno in questo mondo grazie alla nostra attenzione all’Uno o a un Dio vero, come il Dio di una religione monoteista autentica; 2) dalla somma di provviste spirituali che avremo acquisito grazie alla lotta contro il nostro io imperioso e grazie alle nostre azioni altruistiche, di beneficenza e di devozione; e 3) dal grado di sviluppo della nostra ragione sana e dunque del nostro metacervello. (Cap. 9, pag. 86)
In quale forma appariremo nell’intermondo?
Dopo la morte [l’]io [dell’uomo] lascia il corpo biologico e continua a vivere nell’intermondo sotto forma del suo corpo sottile (copia conforme del suo corpo biologico), e che il suo o i suoi soggiorni nell’intermondo sono provvisori e di durata variabile. (Cap. 5, pag. 57)
Quale atmosfera e quali condizioni di vita regnano nell’intermondo?
- L’atmosfera dell’aldilà è un’atmosfera di pace, di gioia, di amore, di generosità e di bontà; la benevolenza e l’equità divine vi regnano per tutti e ovunque. (Cap. 8, pag. 76)
- L’intermondo assomiglia molto a questo mondo, tanto che non ci si sente spaesati. (Cap. 10, pag. 99)
- Tutto, [nell’intermondo][…], è vivo, trasparente, bello, luminoso ed entusiasmante. (Cap. 10, pag. 99)
- [Nell’intermondo], la realtà di ciascuno si rivela, nessuno può mentire, né dissimulare qualcosa, né raccontare falsità sugli altri, né trasgredire i diritti altrui. Vi è ordine in tutto e vi esiste un Conto. Al contempo, l’equità e la generosità divine dominano tutto; il sentimento della presenza del flusso divino riempie il cuore di gioia e di amore, e infonde un sentimento di sicurezza che dà pace. (Cap. 10, pag. 100)
- In realtà, [nell’intermondo] le condizioni sono tali che la quasi totalità delle persone (anime) non desidera tornare nuovamente alla vita terrena, che appare loro come una galera. (Cap. 10, pagg. 100-101)
Come ci si sente nell’intermondo rispetto a questo mondo?
Ci si sente meglio [nell’intermondo] di quanto ci si senta qui, anche quando se ne occupano i livelli più bassi, e solo raramente si prova il desiderio di ritornare in un nuovo corpo biologico. (Cap. 10, pagg. 99-100)
Come si manifestano le nostre buone azioni nell’intermondo?
La bellezza e lo smalto delle nostre buone azioni (atti altruistici e atti di fede, per esempio) saranno anch’essi impressi sul nostro corpo sottile, visibili agli altri, e saranno per noi fonte di fierezza e di gioia e ci attireranno simpatia e rispetto. (Cap. 8, pag. 76)
In quali circostanze nell’intermondo non saremo in grado di nascondere agli altri la bruttezza dei nostri atti nocivi?
Nell’intermondo, non potremo nascondere la bruttezza impressa sul nostro corpo sottile dal male e dagli atti nocivi che avremo fatto subire agli altri intenzionalmente (con cognizione di causa) salvo che Lui decida di velarla o di cancellarla: solo il Suo perdono potrà salvarci. (Cap. 8, pagg. 75-76)
In che modo il nostro pensiero e la nostra comprensione nell’intermondo differiscono dal nostro pensiero e dalla nostra comprensione in questo mondo?
Ci troveremo dunque laggiù [nell’intermondo] con lo stesso io, la stessa apparenza, lo stesso pensiero e lo stesso livello di comprensione. (Cap. 8, pag. 75)
In che modo la coscienza e la percezione di sé nell’intermondo differiscono dalla coscienza e dalla percezione di sé in questo mondo?
[S]aremo [nell’intermondo] la stessa persona ma più degna e più lucida, con un sentimento più acuto della nostra dignità e liberati del peso del nostro corpo biologico e delle sue impellenti esigenze animali. (Cap. 8, pag. 75)
Quale ciclo del perfezionamento spirituale dev’essere percorso preferibilmente nell’intermondo?
[Q]uanto al ciclo superiore, è fortemente raccomandato di percorrerlo nell’altro mondo (l’intermondo). (Prologo, pag. 10)
Che cosa si intende con verità divine reali viventi?
Le verità divine reali viventi (delle quali fanno parte i principi etici e divini giusti): sono dei principi teorici e pratici, latori dell’effetto divino (sono vivi) e formulati dalla Fonte di Verità (l’Uno) per la corretta educazione del pensiero degli esseri dotati di ragione e di libero arbitrio (dei quali fanno parte gli uomini). (Cap. 19, pag. 209)
Come possiamo captare l’energia metacausale dai testi che trattano le verità divine reali viventi?
Va sottolineato tuttavia che lo studio di un testo che tratta le verità divine reali viventi, se viene fatto con attenzione e sincerità, permette di trarne un’energia metacausale che motiva la persona a praticare in vivo quelle verità. (Cap. 1, pag. 27)
Qual è la differenza tra le verità divine reali viventi d’ordine teorico e le verità divine reali viventi d’ordine pratico?
Le verità divine reali d’ordine teorico sono delle evidenze o degli assiomi ai quali bisogna credere, come l’esistenza dell’Uno o di un Dio vero, l’esistenza dell’anima, la realtà della vita dopo la morte e soprattutto del Conto… Le verità divine reali d’ordine pratico sono dei principi da mettere in pratica, come i principi etici e divini giusti. (Cap. 3, pag. 44)
Che cosa si intende con gli aggettivi “reali” e “viventi” nell’espressione “verità divine reali viventi”?
- L’aggettivo ‘reali’, che qualifica le verità divine, indica che non sono immaginarie, ovvero che provengono da una fonte portatrice di Essenza. (Cap. 3, pag. 44)
- L’aggettivo ‘viventi’ indica che le verità divine sono cariche di effetto divino (il loro principio attivo) e che non sono morte. (Cap. 3, pag. 45)
Che cosa vuol dire selezionare, ravvivare e aggiornare le verità divine reali?
Ad ogni epoca le verità divine reali vengono selezionate, ravvivate e aggiornate dalla Sua guida. ‘Selezionate’ significa che vengono estratte dalla massa delle verità divine immaginarie o morte tra le quali sono disperse; ‘ravvivate’ significa che vengono ricaricate del loro effetto divino; ‘aggiornate’ significa che vengono adattate all’evoluzione del pensiero umano per essere comprensibili e praticabili in ogni data epoca. (Cap. 3, pag. 48)
Qual è l’effetto di ricordarci una verità divina reale?
Se queste verità divine sono veramente reali e viventi (né immaginarie né morte), il semplice fatto di ricordarcele ha come effetto che il loro significato diventi progressivamente più tangibile nella nostra mente. (Cap. 12, pag. 131)
Quale pulsione ci spinge a ricercare le verità divine reali viventi?
La pulsione di verità ci spinge a ricercare le verità divine reali viventi e a metterle in pratica in vivo. (Cap. 15, pag. 174)
Qual è il rapporto tra la voce della nostra coscienza e Dio?
Chi si comporta realmente secondo la voce della propria coscienza, in realtà è in rapporto con Dio. (Cap. 5, pag. 56)
Qual è l’effetto di allineare i nostri pensieri e il nostro comportamento alla voce della nostra coscienza e alla contentezza divina?
Più ci sforziamo di allineare i nostri pensieri e i nostri comportamenti alla voce della nostra coscienza e alla contentezza divina, più attiriamo il Suo Effetto positivo sulla nostra vita; tale Effetto ci fa avanzare verso l’Origine con maggiore rapidità e sicurezza, e ci rimette in carreggiata ogni volta che l’io imperioso ce ne allontana, sapendo che le uscite di strada sono innumerevoli. Per questo gli uomini divini autentici hanno sempre preferito la Sua contentezza a quella del loro ego. (Cap. 17, pag. 195)
Quale pratica stiamo facendo quando allineiamo i nostri pensieri e i nostri comportamenti alla voce della nostra coscienza e alla contentezza divina?
L’attenzione permanente si acquisisce grazie a un lavoro congiunto sui nostri pensieri e sui nostri atti. […] Il lavoro sugli atti […] consiste nello sforzarsi di agire nella vita di tutti i giorni, in particolare nei confronti degli altri, in maniera conforme alla voce della nostra coscienza e alla contentezza divina. (Cap. 16, pag. 187)
Coloro che seguono la voce della loro coscienza, praticano sinceramente l’etica e fanno il bene attorno a loro – ma non riescono ad accettare di credere nei Dio presentati dalle religioni odierne – rimangono fermi nel loro processo di perfezionamento?
L’Uno non li lascerà stagnare [nel loro processo di perfezionamento] e alla fine farà loro conoscere il Dio vero, o in questa vita quaggiù o nell’intermondo. (Cap. 5, pag. 56)
La coscienza che biasima o senso morale è sempre affidabile?
[La coscienza che biasima] perché funzioni correttamente e sia affidabile, è assolutamente necessario che sia stata educata secondo i principi etici e divini giusti: in tal caso ci biasima quando deviamo rispetto a quei principi e dobbiamo imporci di ascoltarla; ma se non ha ricevuto una tale educazione non è totalmente affidabile. (Cap. 11, pag. 110)
Qual è il rischio di una coscienza che biasima non del tutto affidabile?
[La coscienza che biasima] rischia di rimanere silenziosa là dove dovrebbe alzare la voce e addirittura gridare e, al contrario, di alzare la voce là dove dovrebbe tacere. (Cap. 15, pag. 175)
Quali sono i due tipi di punti deboli o difetti caratteriali, e come si differenziano?
- I punti deboli o difetti caratteriali sono d’ordine etico e/o divino. Per esempio, la crudeltà, l’aggressività, la tendenza a trasgredire il diritto degli altri, la menzogna, la malevolenza, la fierezza mal riposta[…] dipendono dai punti deboli o difetti caratteriali d’ordine etico, mentre negare l’esistenza del Divino, dell’anima, dell’aldilà e del Conto dipendono dai punti deboli o difetti caratteriali d’ordine divino. (Cap. 11, pag. 107)
- I punti deboli o difetti caratteriali d’ordine etico ci spingono ad adottare dei comportamenti antietici mentre i punti deboli o difetti caratteriali d’ordine divino ci spingono a negare o a rigettare i principi divini come l’esistenza di Dio, dell’anima, dell’aldilà e del Conto. (Prologo, pag. 9)
Come si formano i punti deboli caratteriali nell’essere umano?
Se [l’es] non è controllato dalla guida interiore, i suoi tratti caratteriali cadono nell’eccesso (in un senso o nell’altro) e vanno alla deriva, formando così nell’uomo dei punti deboli o difetti caratteriali. (Cap. 11, pag. 107)
Da dove provengono i fattori che scatenano l’attività dei nostri punti deboli caratteriali?
I fattori che scatenano l’attività dei nostri punti deboli possono provenire dall’interno di noi stessi (dai nostri pensieri) o dall’esterno (soprattutto dagli altri esseri umani e per questo è importante scegliere le proprie frequentazioni[…] (Cap. 3, pag. 47)
Qual è la natura dei tratti caratteriali che dominano i nostri punti deboli caratteriali?
I punti deboli caratteriali dell’uomo sono sotto il dominio dei tratti caratteriali animali che ha dentro di sé… (Cap. 7, pag. 65)
Che cosa dobbiamo fare una volta identificato in noi un punto debole o difetto caratteriale?
- Quando abbiamo identificato un punto debole o difetto caratteriale d’ordine etico o divino, prima dobbiamo imporci, con la forza della volontà e l’autosuggestione, sostenute dall’energia metacausale dell’Uno – e non tramite le ascesi e le mortificazioni del corpo e della psiche –, di controllarlo a livello del pensiero (pratica in vitro). Poi passiamo alla pratica in vivo, scacciando l’io imperioso prodotto da quel punto debole: per farlo, ci asteniamo dal fare ciò che ci detta di fare, anzi facciamo il contrario, e ripetutamente, finché non è domato. (Cap. 13, pag. 144)
- Le prove alle quali il viator (lo studente della nuova medicina dell’anima) è confrontato vertono sempre sui suoi punti deboli. (Cap. 3, pag. 47)
Come possiamo riconoscere i nostri punti deboli o difetti caratteriali?
- Per diagnosticare (riconoscere) un punto debole o difetto caratteriale, è necessario capire bene e tenere a mente, come punti di riferimento, i principi etici e divini giusti (che fanno parte delle verità divine reali viventi). (Cap. 11, pag. 107)
- Uno dei mezzi per riuscirvi [a riconoscere i punti deboli o difetti caratteriali] è quello di ricordarsi la lista generale dei punti deboli o difetti caratteriali d’ordine etico o divino che possono esistere nell’essere umano e, durante la discesa, guardare in se stessi (autoanalizzarsi) per vedere quale di essi attiri maggiormente la nostra attenzione, come se ci facesse un cenno; poi, mettere questo punto debole alla prova della vita per essere certi della nostra diagnosi; infine, se la diagnosi è giusta, sforzarsi di domarlo e di controllarlo. (Cap. 13, pag. 143)
- Un altro modo di riconoscere i propri punti deboli, che è alla portata di tutti, consiste nel mettersi all’ascolto delle parole e dei comportamenti altrui, in particolare di quelli dei propri amici e parenti. Perché gli altri vedono meglio di noi i nostri punti deboli o difetti caratteriali. Ciò presuppone ovviamente di essere attenti alle critiche e di analizzarle: se quelle critiche sono giuste ci dobbiamo correggere, e se sono sbagliate dobbiamo rigettarle senza serbare rancore. Parallelamente, ci si sforzerà di osservare le qualità e i comportamenti positivi degli altri e di prendere esempio da loro: se constatiamo che non possediamo questo tipo di comportamenti, dobbiamo cercare di identificare in noi i difetti caratteriali che ce lo impediscono. (Cap. 13, pagg. 143-144)
In quale modo una persona pragmatica lotta contro un punto debole o difetto caratteriale?
Prendiamo il caso di una persona pragmatica che vuole lottare contro uno dei suoi punti deboli caratteriali, per esempio, contro l’egoismo esclusivo, che porta a volere solo per sé tutto ciò che è bene, senza considerare che anche gli altri hanno dei diritti. Innanzitutto cercherà di entrare nel suo spazio mentale globale (nella sua psiche) e cercherà di intraprendere un lavoro di autoragionamento (pratica in vitro) sui misfatti dell’egoismo esclusivo, fino a prendere la ferma decisione di domare questo punto debole e di trasformarlo in altruismo. In seguito, poiché la sua natura pragmatica la porta alla pratica in vivo, nella realtà concreta, ricercherà spontaneamente il contatto con gli altri e agirà al contrario di ciò che le detta il suo egoismo: si imporrà di adottare nei confronti degli altri un comportamento altruista che necessiti di una qualche rinuncia. Comincerà questo lavoro con i suoi famigliari, poi con i suoi conoscenti e infine con gli altri, fino a che progressivamente, a forza di ripeterlo, le virtù dell’altruismo e della rinuncia finiranno col sostituirsi in lei al difetto dell’egoismo. (Cap. 7, pagg. 65-66)
Cosa accade se non curiamo i nostri punti deboli caratteriali?
I punti deboli caratteriali d’ordine etico e divino, se sono abbandonati a loro stessi e non vengono curati (non vengono controllati), sono patogeni per l’anima e la rendono debole e incapace[…]. (Cap. 13, pag. 138)
La lotta contro i nostri punti deboli o difetti caratteriali è sempre difficile?
[La pratica] può sembrare difficile all’inizio, e spesso siamo messi a confronto con le nostre sconfitte, ma con la perseveranza diventa sempre più facile e ci si abitua. (Cap. 13, pag. 144)
Quali sono i punti deboli caratteriali più nocivi per l’anima?
[Il più nocivo di questi punti deboli è la] durezza del cuore. La durezza del cuore (il fatto di essere sprovvisti di empatia, d’indulgenza e di compassione per gli altri) è un punto debole che chiude lo spiraglio del cuore umano alla Luce dell’Uno: fa sì che alla Luce dell’Uno ripugni penetrare il cuore dell’individuo, il che conduce immancabilmente a una ancor maggiore durezza del cuore, alla trasgressione dei diritti, alla brutalità, alla crudeltà, al rancore e alla vendetta[…] In generale, oltre alla durezza del cuore, il punto debole caratteriale più nocivo per l’anima è quel punto debole d’ordine divino rappresentato dall’assenza di fede in un Dio vero. […] La fede sincera nel Dio vero è essenziale, perché fornisce l’energia metacausale necessaria alla lotta contro l’io imperioso e alla formazione delle virtù divine. Una pratica spirituale arriva a compimento solo se è sostenuta dall’energia metacausale dell’Uno o di un Dio vero. (Cap. 13, pagg. 145-146)
Quale risultato deve aspettarsi lo studente della nuova medicina dell’anima che lotta contro i suoi punti deboli caratteriali?
Ciò che conta in questo caso è essere perseveranti nella lotta contro i propri punti deboli o difetti caratteriali d’ordine etico e divino, cioè non perdere mai di vista il nostro io imperioso e proseguire la lotta senza tregua, pur affidando sempre alla Fonte il risultato di tale lotta. (Cap. 13, pag. 146)
Quali cambiamenti si manifestano in noi quando domiamo e controlliamo i nostri punti deboli o difetti caratteriali?
A mano a mano che riusciamo a domare e a controllare i nostri punti deboli, […] ci conosciamo maggiormente; il nostro essere profondo diventa per noi più trasparente e ci apriamo di più alla dimensione spirituale. In particolare, riconosciamo meglio i diversi volti del nostro io imperioso e i punti deboli caratteriali che lo producono; di conseguenza, possiamo lottare contro di essi con maggior lucidità e determinazione. (Cap. 13, pag. 146)
Quando acquisiamo il controllo di un punto debole o difetto caratteriale?
Il controllo di un punto debole avviene in effetti solo quando l’Uno, attraverso il Suo sguardo (tocco divino), trasmuta questo punto debole posto sotto controllo in virtù divina. Il controllo di quel punto debole è allora definitivo: esso si integra con il patrimonio genetico dell’anima. (Cap. 14, pag. 159)
Quale reazione ci dobbiamo aspettare quando lottiamo contro un punto debole o difetto caratteriale e come affrontarla?
Ricordiamoci che, in generale, appena cerchiamo di domare un punto debole caratteriale d’ordine etico o divino, questo si ribella contrattaccando con un’eruzione di io imperioso che ci sputa in viso, come un serpente sputatore: il desiderio, associato al punto debole che stiamo cercando di combattere, improvvisamente si intensifica per piegarci. Ecco perché è necessario rimanere vigili e, quando se ne presenta l’occasione, con l’aiuto dell’energia metacausale dell’Uno, sforzarsi di respingere queste eruzioni velenose e neutralizzarle. E se i nostri sforzi si rivelano insufficienti, pensiamo a chiedere il Suo aiuto, quello dell’Uno o del Punto di Unicità. (Cap. 14, pag. 164)